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Le radici di una scelta

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Di Dario Ferrara

Concettualmente la mia avventura inizia così: una firma, fogli di carta sparsi per la stanza e tanta speranza per affrontare il futuro. Sebbene questa non sia propriamente una recensione su un artista o su una particolare tecnica terapeutica, se mi è concesso, mi piacerebbe narrare dell’incipit che mi ha portato a intraprendere a dipingere questo enorme mosaico ancora oggi incompleto.

Le radici della mia scelta risalgono a qualche tempo fa, era il mio primo anno di università e inviarono me e altri colleghi: eravamo inesperti e privi di guida in un Centro Diurno, l’impatto con la malattia mentale  fu durissimo, ricordo il disorientamento e la paura , inesorabilmente alcuni di noi capirono che quella non era la loro realtà, si sentivano inermi, incapaci, cercavano risposte e forse non avevano la giusta pazienza di trovarne, dunque abbandonarono di lì a poco questa strada e ne intrapresero altre.

Voi vi chiederete: Cosa c’entra L’arte terapia con questo?

Ebbene, chi mi ha insegnato l’importanza dell’ arte legandola a sua volta all’aiuto clinico non è stato un medico o un operatore del centro, è stata L.

L è una donna, malata di tumore, le dosi massicce di chemioterapia interferivano con il dosaggio psicofarmacologico  dunque la sintomatologia positiva era persistente, credeva di essere S. Rosalia inviata dal signore per porre rimedio ai problemi di Palermo. Aveva un cipiglio severo, austera, bacchettava tutti operatori e pazienti per le loro condotte immorali, interferiva e faceva gran chiasso e spesso si trovava a pregare in mezzo ai corridoi, genuflessa e in meditazione. Nonostante ciò sembrava essere molto legata a me, mi prese in simpatia e spesso quando non eravamo impegnati nelle principali attività riabilitative andavamo in una saletta adibita alle attività ricreative. Fu lì  che L mi chiese un foglio di carta ” mi è venuto in mente qualcosa, ma…no, aspetta: non potresti capire te lo disegnerò”. Mi chiese di stare immobile mentre lei veloce utilizzava la matita per vergare il foglio, notavo come tutto questo la rilassasse,  il cipiglio austero, i deliri, era tutto attenuato da quel setting fatto di colori e matite. Quando finì, mi diede il prodotto finito: era un ritratto, il mio ritratto.

Potei osservare con attenzione degli elementi che lei subito confermò: mi somigliava, ma la mia figura era avvolta da un aria grottesca, occhi infossati, mani scheletriche.

“Mi trovi così brutto?”

“Non sei tu, è così che i miei occhi vedono il mondo”

Da quel momento L iniziò a raccontarmi di lei, della sua vita, delle difficoltà con la famiglia, della sua solitudine, della complicazione e la convivenza forzata con un cancro. Allora realizzai, capì quanto fosse  potente lo strumento pittorico per determinate persone, di come potesse essere lenitivo e di collaborazione clinica l’uso di programmi di disegno o di “esplosione artistica” come li chiamava L.

Parlai con il dirigente della struttura, e di lì a poco venni inserito in un gruppo di espressione artistica, vidi il cambiamento di L, prima da austera e dura dopo da serena e pacata, vidi il cambiamento dei suoi disegni prima spigolosi e inquadrati nella patologia, poi colorati e pieni di forme armoniche.

“Mi vedi sempre così brutto come nel tuo disegno? “ le chiesi un giorno

Lei sorrise sotto i baffi  celando l’espressione sotto gli enormi cappelli che metteva per  nascondere il capo pelato.

“Anche se vedessi qualcosa di brutto ho imparato che basta pensare sulle cose belle di questo mondo, basta cose brutte, per questo ci sono i colori e non solo il nero “

E così realizzai, ero ancora troppo inesperto al tempo, a posteriori realizzai quanto potesse essere utile in assetto riabilitativo collezionare i dati pittorici e il lato emotivo che veniva riversato in essi per agire, comprendere, iniziare un percorso volto al miglioramento di tali condizioni psicopatologiche. Questo piccolo ritaglio e questa condivisione delle mie esperienze spero che sia di spunto per i soci e per chi si interroga sull’utilità clinica e riabilitativa dell’ Arteterapia.

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