Archivi categoria: Ambiti d’intervento

Smile X-Storie di incontri e di pennelli

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Di Chiara Verga e Ornella Giallombardo -Segretariato Studenti in Medicina Palermo http://www.sismpa.it/

Quando hai 19 anni, la mente piena di idee ed energia, pensare che almeno i prossimi sei anni della tua vita si esauriranno sui libri non è allettante. Così un giorno capita di essere riconosciute da un folle tra gli studenti e l’unica cosa che ti resta da fare è lasciarti trascinare dentro un mondo bellissimo, fatto di palloncini, giochi, sorrisi, legami.
La prima volta che entri in reparto per fare clownterapia provi emozioni contrastanti: da un lato c’è la voglia di lanciarti, dall’altro la paura di non sapere cosa fare, di non essere poi così speciale da cambiare la giornata di una persona. E tra l’altro è vero, sono loro, quelle piccole e tenere pesti che cambiano la giornata a te.
La prima volta in reparto significa entrare nella grande famiglia di Smile X, progetto nazionale del S.I.S.M. (Segretariato Italiano Studenti Medicina) che a Palermo è una realtà che esiste ormai da 8 anni, fortemente voluto da una giovane ma energica studentessa. Negli anni si sono successi tanti clown ma soprattutto tanti responsabili del progetto, che sono riusciti non solo a portarlo avanti ma anche a migliorarlo ogni anno di più, fino a contare quest’anno ben 180 clown. Quest’anno il progetto è cresciuto e la partecipazione è stata estesa a tutto l’ateneo di Palermo, riscontrando un enorme successo.
Ogni giorno un diverso Reparto dell’Ospedale dei Bambini viene invaso letteralmente da un gruppetto di clown capitanati da un capoclown, che dirige con un pizzico di follia i suoi ‘ piccoli’.
Ma non ci ‘accontentiamo’ dei turni quotidiani e ci lasciamo coinvolgere in mille progetti, collaboriamo con associazioni, esterne al progetto, che come noi hanno l’obiettivo di alleviare le sofferenze del bambino e non solo, a Dicembre siamo impegnati con le gare di nuoto dei bambini diversamente abili alla Polisportiva, e con l’UBUNTU, che è un’associazione che si occupa dei bambini extracomunitari, e abbiamo collaborato con l’AIL durante il periodo natalizio e pasquale, raccogliendo i fondi per la ricerca contro leucemie e linfomi, sia nelle piazze che direttamente nelle scuole elementari, e con la SPIA, il reparto di Oncoematologia Pediatrica del Civico di Palermo, e inoltre facciamo da supporto al Coro di Natale e all’Ospedale dei Pupazzi.
Nel tempo è sempre stata piu’ forte l’esigenza di incrementare il livello di formazione per i clown, per andare in reparto piu’ pronti, carichi, affiatati, e allora abbiamo aggiunto agli incontri con gli psicologi e gli psichiatri, quelli dedicati ai laboratori di Arteterapia insieme alla Dottoressa G. Cinà su misura per i nostri clown, sempre, naturalmente, pieni di giochi e colori. E quando la voglia di sporcarsi e colorarsi è diventata incontenibile, ci siamo lanciati nell’esperimento del primo Mini Meeting di Smile X a Palermo, esperienza unica ed entusiasmante che ha coinvolto un gruppo di clown o aspiranti tali per 2 giorni di crescita sia a livello professionale che a livello umano. Le riunioni svolte durante i due anni precedenti sono state solo un assaggio dell’entusiasmo e della carica che sono riusciti a sprigionare i clown messi insieme durante il meeting.
Il meeting è stato un contenitore di Fiducia, Gioco, Libertà e Legami tenuti insieme da una fortissima volontà di formare un gruppo.
Abbiamo imparato a sporcarsi le mani (e non solo!) per dare forma e soprattutto colore ai nostri pensieri, ad abbandonarci al gioco, a perderci nell’altro per ritrovarci alla fine in un progetto comune piu’ completi e finalmente ‘al nostro posto’.
Abbiamo imparato cosa è lo spazio, fisico e non, a convivere senza ignorarci , a creare dei pezzi che si incastravano perfettamente senza nessun vuoto d’aria.
Abbiamo imparato che parlare per trovare un punto d’accordo è chiarificatore, ma può esserlo molto di piu’ sporgersi nel mondo dell’altro attraverso un disegno, un colore, un abbraccio.
Ma soprattutto abbiamo sperimentato la Libertà di mettersi in gioco, e che per farlo non si può rimanere pettinati e con i vestiti puliti, con le emozioni composte, ma ci si deve mescolare, legarsi in maniera indelebile senza soffocare noi stessi e gli altri.
E riuscire a regalare queste ricchezze ai nostri piccoli bimbi e a trascinarli in questo mondo fantastico, lontani dalle sofferenza e dalle stanze squallide dell’ospedale è la cosa piu’ emozionante che ci sia.
Per riuscire a fare clown therapy non serve niente di speciale, basta solo un sorriso e un pizzico di pazzia che ti aiuta a superare le fasi iniziali di imbarazzo, poi tutto scorre autonomanente, perchè i
bambini sono bravissimi a coinvolgerti nel loro mondo giocando.
Un’asperienza di questo tipo, ti arricchisce molto l’anima e ti fa capire il significato delle cose importanti della vita, ma soprattutto ti fa capire che per curare il corpa devi prima riuscire a curare l’anima.

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Diario di Gravidanza

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Diario di Gravidanza
Sabir ospiterà da febbraio:
“DIARIO DI GRAVIDANZA”
Un percorso di accompagnamento alla maternità

Un viaggio tra parole, emozioni e segni.
Mentre il corpo si adatta naturalmente ad accogliere il bambino che dovrà nascere, trovare uno spazio da dedicare alla sfera emotiva non è sempre facile.
Ci si preoccupa soprattutto della parte medica e si tralascia di coltivare quel delicato spazio emotivo necessario ad accogliere con consapevolezza e serenità l’arrivo del bambino.
Diventare madri significa attraversare un vero e proprio tumulto. Significa scoprire una quantità di nuove sensazioni che hanno bisogno di essere pensate, guardate e accolte in uno spazio protetto.

Attraverso un percorso tra parole e segni si costruirà un “Diario di gravidanza” nel quale raccontare vissuti, emozioni, sensazioni, paure e gioie fino all’evento della nascita. Dal punto di vista tanto della mamma quanto della donna.
Alla fine del viaggio il diario costruito racconterà la storia di una donna che diventa mamma. E sarà fondamento di un’altra storia, ancora tutta da scrivere, per il nuovo nato.
Due gli strumenti elettivi attraverso cui realizzare il percorso: il gruppo di confronto e l’arte terapia.
Il gruppo di confronto, tramite l’uso della parola, evidenzierà le tappe fondamentali di questo itinerario. L’arte terapia, attraverso gli strumenti dell’espressione creativa e l’uso dei materiali artistici, permetterà che vissuti difficilmente esprimibili a parole trovino forma, senso, corpo e spazio, diventando memoria.
DURATA E FREQUENZA:
il percorso è di otto incontri con cadenza settimanale
INFO:
Francesca Giannettino arteterapeuta
tel. 380.1388699

Elena Milletarì psicoterapeuta
tel. 338.3738717

Gli incontri si terranno da  SABIR
Via Catania 13, Palermo Tel. 091.9767689
sabirpalermo@libero.it

Arteterapia e Adolescenza

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Da: Arte Terapia e il lavoro con gli adolescenti: dal vissuto corporeo alla capacità di simbolizzazione

Mimma Della Cagnoletta, Loretta Salzillo

“Gli adolescenti amano la dimensione gruppale, attraverso cui la loro individualità viene a rafforzarsi. Oggetti identificativi , legati ai vestiti, alla musica, ai tatuaggi o ai piercing , creano un “corpo collettivo”, più forte e sicuro di quello individuale, che sancisce un’identità riconosciuta e riconoscibile. Ma il gruppo può essere anche difficile da gestire, perchè può inglobare il singolo, intrappolarlo in comportamenti aggressivi o autolesivi, oppure può respingere, estraniare ed isolare quell’adolescente che tenta di mantenere degli elementi identificatori personali e diversi dai compagni, ma è troppo debole per reggere l’attacco e il confronto del gruppo. Nel gruppo di arte terapia, l’uguaglianza e la diversità, legate a volte a contenuti innominabili, possono essere espressi,comunicati e messi in forma, testimoniando un’esistenza spesso difficile da capire o da tollerare. Fondersi- separarsi, incontrarsi- salutarsi, prendere- dare sono le esperienze che continuamente vengono esperite nel gruppo, permettendo la costruzione o ricostruzione di quella base sicura su cui costruire la propria identità.”

Arte e storie

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Arte e storie: un’esperienza d’integrazione culturale attraverso i materiali artistici
Gabriella Cinà – Giovanni Battista Quadrio

Articolo su Arteterapia e integrazione culturale

L’articolo parla dell’esperienza del laboratorio “Arte e storie” all’interno del Progetto “Città Plurale-Abito il mondo”a Palermo, finanziato dal Ministero della Solidarietà Sociale nel 2008, è una testimonianza di ciò che possiamo definire un’officina delle emozioni. La chiave di lettura del progetto è stata l’arte nelle sue diverse rappresentazioni (teatro, musica, danza, pittura etc) come strumento di incontro tra culture diverse e ponte per facilitare il processo di crescita interculturale dei giovani coinvolti e delle loro famiglie. Il bacino d’utenza è stato rappresentato da minori immigrati e non, il lavoro è stato rivolto alle tematiche dell’identità a supporto della seconda generazione.

Il Centro aggregativo per minori, grazie a queste attività dedicate ai giovani, sia figli di immigrati che palermitani, è stato un centro di integrazione interculturale, supportato da professionisti in grado anche di implementare la cultura del recupero della marginalità sociale attraverso azioni di prevenzione e di integrazione.

L’Arteterapia come strumento nell’ambito del trapianto d’organi

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Di Gabriella Cinà

– tratto da “Terra e tempo di confine. L’Arteterapia come strumento d’intervento nell’ambito del trapianto d’organi”- Tesi Art Therapy Italiana 2010

Cathy Malchiodi nel suo lavoro di medical art therapy sottolinea come lo strumento artistico nel setting possa supportare l’energia psichica di un paziente che altrimenti potrebbe manifestare comportamenti o stati d’animo distruttivi. L’Arte terapia offre ai pazienti l’opportunità di migliorare il rilassamento anche corporeo, di controllare il dolore fisico nella sua componente psicogena, di rafforzare l’empowerment attraverso la partecipazione ad attività che l’autrice definisce di affermazione della vita.

L’ambito del trapianto d’organi ed il lavoro sull’integrazione e la ridefinizione dell’identità psichica e fisica, è per l’arteterapia sicuramente un lavoro di affermazione della vita. Campo in Italia non ancora esplorato sufficientemente, è ricco di spunti teorici e metodologici. Confrontarsi con questa tipologia di pazienti è estremamente complesso da un punto di vista umano, ma soprattutto da un punto di vista istituzionale. Un grande lavoro va fatto soprattutto nell’ottica della diffusione dello strumento arte terapeutico, come intervento valido nel campo del pre e post trapianto. Tutto ciò comporta un continuo confronto con un livello psicologico, ma anche antropologico soprattutto relativamente al concetto di identità. Solitamente, l’identità è concepita come una costruzione culturale di confini interni (status, genere, età, professione, ecc.) e di confini esterni (razza, etnia, religione, lingua, ecc.) al gruppo sociale. La riflessione sull’identità e sull’alterità, diventa per l’antropologia il punto di partenza per una valutazione critica dei processi di globalizzazione e la condizione erratica di attraversamento di confini, che si sostanzia nella figura del migratore si compone di diverse condizioni (fuga come ricerca, fuga come esilio volontario o forzato, diaspora). Tutto ciò impone di ripensare il concetto di identità come costruzione lacerata, scissa, sempre in costruzione e dunque sempre temporanea. E’ prima di tutto un problema di luogo. Il margine, bordo e delimitazione, è ciò che si situa fuori dal centro e contemporaneamente lo avvolge.  Rispetto a tali possibilità, risulta essenziale soffermarsi brevemente, su cosa possa significare anche da un punto di vista antropologico e sociologico un trapianto. Il confronto con la possibilità di sentirsi migrante, tema che per altri versi racchiude la storia della nostra terra, è l’apertura alla comprensione di uno stato psichico che parli di contatto con la conquista di un territorio interiore. Se antropologicamente la globalizzazione è un’apertura quasi incontrollabile di porte, l’esperienza di incorporazione ed interiorizzazione legata al trapianto è una ricerca di struttura, di confine. L’attraversamento è l’obiettivo di un lavoro terapeutico con questi pazienti, poiché il poter usare la permeabilità psichica e corporea è concetto ed esperienza ben diversa dal sentirsi invasi e perforati da strumenti tecnologici e da “ospiti sconosciuti”. Se, come dice Galimberti, solo il corpo può parlare della morte e della fine attraverso il suo silenzio, riflettere sull’intervento arte terapeutico come luogo in cui accogliere attività di affermazione della vita, non significa proporre una lettura del setting come negazione del limite, ma definizione di uno spazio e tempo di confine.

Un laboratorio di Arteterapia in un Centro Alzheimer

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Di Ivana Bellomo

Vorrei condividere con voi i miei primi passi all’interno di un laboratorio con persone affette da Alzheimer. Circa sei mesi fa’ inizia il mio lavoro come arte terapeuta nel centro Alzheimer di Caltanissetta, al fine di sperimentare l’arteterapia in questo campo ancora poco conosciuto, difficile da comprendere e sostenere. Gli interventi oggi applicati sulla demenza in generale consistono per lo più in attività di stimolazione cognitiva al fine di rallentare il più possibile il deterioramento progressivo e spesso veloce cui i pazienti vanno incontro. L’arteterapia s’inserisce tra le proposte che intendono contenere gli aspetti emotivi connessi alla malattia e che accompagnano verso il declino della memoria, delle abilità cognitive, dell’autonomia.

“Senza desiderio e senza memoria” come dice Bion, mi approccio a questo nuovo mondo organizzando un setting di lavoro e dei criteri di inserimento al gruppo…. Che oserei dire ora significativamente “difensivo”. Ovvero, insieme all’equipe del centro, pensavamo fosse più funzionale un gruppo chiuso, utenti “selezionati” da noi, un’ora di attività, una porta chiusa…. Una libera espressione. Così fu. La risposta dei partecipanti al laboratorio è stata assolutamente positiva. L’approccio al materiale e la realizzazione del prodotto era ovviamente diverso da persona a persona, a seconda della motivazione del momento, delle possibilità di ognuno, ecc. In ogni caso le risorse del gruppo sostenevano il singolo. La libera espressione prendeva la forma narrativa, raccoglieva ricordi lontani e recenti. A ogni incontro era necessario ripresentarsi, ripresentare le immagini fatte nell’incontro precedente. Rispetto a questo primo ciclo di lavoro ho realizzato un video. Al peggiorare delle condizioni di alcuni dei partecipanti…. Il nostro setting cominciava a richiedere cambiamenti. Due operatori del centro che fanno da osservatori partecipanti entravano in ansia quando E. manifestava il bisogno di uscire, quando C. si rifiutava di entrare, quando S. non teneva più in mano il pennello, quando M. tentava di bere la tempera. Temevamo tutti di perderli!

In realtà frustrazione e impotenza vissute rispetto agli accadimenti descritti erano anche sentite rispetto al rischio di “morte” vissuto dai pazienti prima e da operatori poi. La verbalizzazione del nostro controtransfert ci ha consentito di attraversare una fase di cambiamento. Ora il nostro gruppo è aperto a persone che per loro motivazione o semplice curiosità vogliono entrare, E. esce ed entra secondo i suoi ritmi, S. non prende pennelli ma ascolta. Il tavolo di lavoro che accoglie gli utenti è imbandito di colori e mandala pronti a raccogliere tracce, emozioni, ricordi attraverso un confine che rassicura e un centro che sostiene.